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Quanto e come si parla dell’Intelligenza Artificiale: il caso ChatGPT e la reazione dei social

Volocom, azienda leader nel monitoraggio e analisi dei media, ci racconta l’ascesa dell’IA in Italia e la reazione dei social al blocco di ChatGPT



L’Intelligenza Artificiale è un termine ormai familiare a chiunque. Si tratta di un ambito di studio nato negli anni '50 che negli ultimi anni ha ottenuto risultati sorprendenti, consentendo ai computer di svolgere diverse attività complesse che prima erano ritenute prerogativa degli esseri umani. L’IA è diventata un fattore chiave nel mondo degli affari e dell’industria: le aziende infatti oggi investono e utilizzano le tecnologie di intelligenza artificiale per essere competitive e innovative.


L’IA dal 2018 al 2020

Volocom, società leader nel monitoraggio e analisi dell’informazione, ci racconta quanto e come si parla dell’Intelligenza Artificiale. “Dal 2018 a oggi – spiega Matteo Lunardi, Media Intelligence Analyst di Volocom - la parola Intelligenza Artificiale è stata citata dalla stampa italiana e dal web quasi 500mila volte. Se si osserva la figura 1 infatti si può notare che il trend è in forte crescita, soprattutto negli ultimi mesi”. Ma se ultimamente si discute molto di ChatGPT (l’ultima innovazione nel campo dell’intelligenza artificiale che diventa generativa) e del suo blocco, come si parlava negli anni precedenti di Intelligenza Artificiale?





Nel 2018 e nel 2019, ad esempio, l’Unione Europea ha pubblicato due documenti rilevanti che indicavano le priorità e le azioni dell’UE per promuovere lo sviluppo e l’uso dell’IA in Europa, basandosi su tre pilastri: incrementare gli investimenti pubblici e privati nell’IA, preparare le società e le economie ai cambiamenti generati dall’IA e assicurare un quadro etico e giuridico adeguato. L’Italia si fa notare con la creazione di quattro unità italiane del laboratorio europeo per l’apprendimento e i sistemi intelligenti (Ellis), una rete di eccellenza che mira a rafforzare la ricerca e l’innovazione nell’IA in Europa e a favorire la collaborazione tra accademia e industria.

Nel biennio 2020-2021, l’Unione Europea ha avanzato una proposta di regolamento riguardante l’IA per regolare lo sviluppo, l’uso e la commercializzazione di queste tecnologie. Durante questo anno OpenAI, la società americana tra le pioniere del servizio di chatbot basato su intelligenza artificiale e apprendimento automatico, ha lanciato un nuovo modello di IA denominato GPT-33, capace di produrre testi coerenti e pertinenti a partire da una parola o una frase in input. Il sistema può essere impiegato per creare contenuti originali, rispondere a domande, scrivere codice o tradurre testi in varie lingue. Un altro esempio è DALL-E3, un sistema di IA capace di generare immagini da descrizioni testuali esprimibili in linguaggio naturale. “Solo da fine 2022-inizio 2023 abbiamo iniziato a conoscere e sentire parlare di ChatGPT, ma già dal 2020 queste imprese stavano incubando ciò che ora ci sembra già normalità”, continua Lunardi.


L’IA dal 2020 ad oggi


Da qui non c'è ritorno. Dal 2022 ad oggi la curva delle menzioni aumenta drasticamente e l'IA generativa entra sempre più prepotentemente nel nostro immaginario comune. Ognuno di noi può diventare un “editore” semplicemente scrivendo delle frasi di input in grado di generare immagini, articoli e guide. Il 2023 diventa anche l’anno del grande “spavento collettivo”, aumenta la percezione reale del rischio che l'IA "rubi il lavoro" a categorie come designer, giornalisti, scrittori. Istituzioni come la scuola si preoccupano e si interrogano sull'eticità dell'uso di strumenti come ChatGPT. Fino ad oggi, con un primo stop: il modello di chatbot intelligente violerebbe la privacy degli utenti. Secondo il Garante, i dati personali sono esposti a gravi rischi, soprattutto per i minori. Nel provvedimento si sottolinea "la mancanza di una informativa agli utenti e a tutti gli interessati i cui dati vengono raccolti da OpenAI, ma soprattutto l'assenza di una base giuridica che giustifichi la raccolta e la conservazione massiccia di dati personali, allo scopo di addestrare gli algoritmi che permettono il funzionamento della piattaforma". Al momento, se si prova ad accedere, il chatbot spiega: "Ci impegniamo a proteggere la privacy delle persone e riteniamo di offrire ChatGPT in conformità con il GDPR e le altre leggi sulla privacy. Ci impegneremo con il Garante con l’obiettivo di ripristinare l’accesso a ChatGPT il prima possibile".


La reazione dei social al blocco di ChatGPT


Come hanno accolto gli utenti questa notizia? Volocom ha analizzato i social per capire il clima che si respira sulle principali piattaforme dopo il blocco. “L’umore è soprattutto negativo” - afferma Matteo Lunardi - “alcuni utenti si mostrano soddisfatti per lo stop di ChatGPT, in particolare chi ha timore nei confronti dell’Intelligenza Artificiale e dei suoi effetti sull’uomo, come ad esempio l’automazione di alcuni lavori. Gli utenti però – prosegue Lunardi – appaiono prevalentemente delusi, spaventati, irritati ma anche astuti: si consigliano tra loro, nei commenti, modi per eludere il divieto”. Del resto, il successo di ChatGpt è indiscutibile: solo nel 2023 la parola “ChatGpt” viene menzionata sul web e sulla stampa più di 25mila volte (i principali rivali come Bing Chat, Bard di Google e WriteSonic sono tutti sotto le 2mila menzioni).








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