Il nuovo report di Volocom analizza l’impatto del racconto giornalistico sulla percezione pubblica della violenza di genere, a partire dall’eco mediatica e social del caso Garlasco.
Milano, 24 luglio 2026 – Il racconto giornalistico dei casi di cronaca è in grado di portare il dibattito sulla violenza di genere al centro dell’attenzione pubblica, ma non determina automaticamente una maggiore consapevolezza delle sue dimensioni strutturali. È quanto emerge dal nuovo report realizzato da Volocom, azienda informatica specializzata in Media Monitoring e News Intelligence, con l’obiettivo di individuare l’impatto del racconto mediatico delle notizie di cronaca sulla percezione della violenza di genere, osservata attraverso le conversazioni pubblicate sui social network.

I numeri parlano da soli: a fronte di quasi 11 mila articoli pubblicati sulla carta stampata e sul web sul caso di Garlasco e sui sospetti su Andrea Sempio, sono stati rilevati oltre 200 mila contenuti social dedicati al caso, più di 100 mila dei quali citano direttamente Andrea Sempio.
I dati mostrano una risposta estremamente rapida delle piattaforme: le prime associazioni tra il caso Garlasco, la violenza di genere e i femminicidi emergono dal 4 maggio, mentre il picco delle citazioni viene raggiunto il 7 maggio, giorno in cui i giornali hanno puntato il dito contro Sempio. Nonostante la forte esposizione mediatica, tuttavia, i contenuti social che collegano direttamente Sempio alla violenza di genere e ai femminicidi sono meno di 300, pubblicati da 251 autori distinti.
La cronaca nera, dunque, attiva il dibattito, ma mostra una capacità limitata di orientarlo. I media giornalistici tendono a inserire maggiormente il caso Garlasco all’interno di una cornice generale di violenza di genere, presente nel 12% della copertura giornalistica. Le piattaforme social concentrano invece l’attenzione su categorie più specifiche e identitarie, prima fra tutte il sessismo che raggiunge il 17%.
Quando il collegamento con la violenza di genere si attiva, la discussione tende a superare il singolo fatto giudiziario e ad ampliarsi verso temi come controllo, possesso, dominio maschile, misoginia, stereotipi, violenza psicologica, verbale, economica e digitale. Le diverse dimensioni affrontate dagli utenti trovano spesso una corrispondenza anche nel racconto giornalistico, confermando come i social non elaborino le notizie in maniera completamente autonoma, ma selezionino, amplifichino e reinterpretino le cornici proposte dai media.
Uno dei principali terreni di confronto è rappresentato dal linguaggio. Giornalisti, criminologi, opinionisti e figure pubbliche vengono valutati non soltanto per le informazioni diffuse, ma anche per le parole impiegate e per la capacità di evitare minimizzazioni e ambiguità. Definizioni come “femminicidio”, “patriarcato” e “sessismo” diventano contemporaneamente strumenti di interpretazione e oggetto di contestazione. L’analisi rileva anche una diversa valutazione delle prese di posizione pubbliche: le donne che esprimono dubbi o posizioni garantiste rispetto alle accuse rivolte a Sempio vengono giudicate più severamente degli uomini, evidenziando la persistenza di aspettative specifiche nei confronti delle figure femminili anche all’interno del dibattito sulla violenza.
Il dibattito online appare inoltre attraversato da forti polarizzazioni. Accanto ai contenuti che interpretano la violenza di genere come un problema sistemico, si sviluppa una contronarrazione che contesta il concetto di femminicidio, denuncia presunti doppi standard nella rappresentazione delle vittime maschili e critica il femminismo contemporaneo.
Nel complesso, il report evidenzia come il giornalismo eserciti una funzione fondamentale nella selezione dei temi e nella costruzione delle cornici attraverso cui la violenza diventa socialmente
riconoscibile. I social non recepiscono passivamente queste rappresentazioni, ma le trasformano secondo logiche identitarie, emotive e conflittuali.
Raccontare la violenza, pertanto, non significa soltanto documentare un fatto di cronaca, ma contribuire a definire le parole e le categorie attraverso cui la società lo comprende, lo giudica e decide se riconoscerlo come problema collettivo.
L’analisi si inserisce nel percorso avviato da Volocom già nel 2022, attraverso la collaborazione con Telefono Donna Italia e la creazione del portale informativo Mimosa, ed è coerente con l’impegno dell’azienda sui temi dell’etica, dell’inclusione e della responsabilità sociale. Nel 2026 Volocom ha inoltre ottenuto la Certificazione per la Parità di Genere secondo la norma UNI/PdR 125:2022.
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